Possiamo essere tutto
Riassunto:
Raja ha ventidue anni e sogna di aprire una libreria tutta sua. Amal ha diciassette anni, ha deciso di portare il velo e ama il teatro e l’arte moderna. Hadi ha undici anni e ancora non sa che non basta nascere in un paese per esserne cittadino.
I tre fratelli, insieme ai genitori immigrati dal Marocco a Roma quindici anni prima, vivono in equilibrio tra le due culture, quella di origine marocchina e quella di crescita italiana, in bilico tra la religione familiare e la libera scelta, sospesi tra ciò che la società si aspetta da loro e ciò che loro sentono di essere, a cavallo tra un’identità a metà e molteplice allo stesso tempo. [Quarta di copertina]
A cura di: Centro MeTRa - Università di Bologna (Italy)

Commento:
“Possiamo essere tutto è una storia che parla di inclusione, di stereotipi e pregiudizi, attraverso il commuovente racconto della famiglia Fares, di origine marocchina e di religione islamica, composta dal padre Salim, dalla madre Nur, dalle figlie Raja e Amal e dal figlio minore Hadi. Influenzati dalle regole e dal modo di vivere del loro nuovo paese, i tre ragazzi vivono in maniera diversa il loro rapporto con l’Islam, così come spesso accade in tante famiglie musulmane. Per Raja l’islam è parte della sua storia familiare e della sua sfera privata, Amal se ne è appropriata nel suo percorso di crescita e lo ha posizionato al centro della sua vita scegliendo di indossare il velo, mentre Hadi è l’unico a essere nato a Roma.
Le due sorelle non potrebbero essere più diverse, in continuo bilico tra la loro religione, il volere semplicemente essere se stesse e il desiderio di poter vivere finalmente in Italia senza sentirsi costantemente giudicate dalla società. Ma è inevitabile venire giudicati quando si appartiene a quella categoria di italiani spesso denominati “seconda generazione”, ovvero i figli di quegli uomini e donne che hanno lasciato il proprio paese di origine in cerca di lavoro o in fuga da guerre, carestie, crisi ambientali, persecuzioni politiche e religiose, che rappresentano oggi il nuovo volto dell’Italia e il 4,2% della popolazione (2,5 milioni di persone).
Raja sogna di aprire una propria libreria, dove poter vendere libri scritti da donne forti e autonome come desidera essere lei. Amal vuole semplicemente vivere la sua vita di adolescente senza sentirsi costantemente giudicata per la sua scelta di indossare il velo, vivere la sua storia d’amore con il ragazzo che le piace senza dover provare vergogna e il desiderio di nascondersi per i commenti della famiglia di lui, preoccupata che la vita del figlio possa complicarsi per la sua scelta di stare insieme a una ragazza islamica. E poi abbiamo Hadi che si interroga sul perché i suoi compagni pensino che le donne islamiche siano sottomesse perché indossano il velo, quel simbolo religioso, identitario e politico espressione di una delle tante dimensioni della loro identità. Ma se per le ragazze islamiche il velo è un importante simbolo di ciò che sono, del loro essere, accade spesso che non vengano capite anzi, che diventino oggetto di discriminazione sociale e bersagli della crescente islamofobia che attraversa l’Italia e l’Europa. Ci scontriamo anche noi con una realtà chiusa, che tende a porre dei limiti e confini ben precisi e costringe una mamma a doversi togliere il velo con l’accusa di aver rubato in un negozio o che ostacola lo stage di una ragazza usando come scusa i soliti stereotipi diffusi nella nostra società.
I percorsi diversi di Raja e di Amal mettono in discussione molti degli stereotipi sull’Islam e sulle donne musulmane, generalmente considerate sottomesse e descritte in termini monolitici. Le due sorelle, diverse nei caratteri e nelle scelte, sono infatti ragazze autonome e intraprendenti che esprimono la pluralità dei percorsi delle donne dentro l’islam, e allo stesso tempo mostrano che l’islam non è una religione estranea e straniera in Italia, ma ne sta diventando sempre più parte integrante”. [Sito casa editrice]
Il libro è realizzato in collaborazione con Amnesty International ed è preceduto dai contributi di Renata Pepicelli, docente di Islamic Studies and History of Islamic Countries (Università di Pisa), e di Francesca Cesarotti, Direttrice Ufficio Educazione e Formazione Amnesty International Italia, mentre in chiusura è riportata la testimonianza della scrittrice Fatima Bouhtouch. Questi testi, insieme alla bibliografia e alla sitografia finali, sono uno strumento prezioso per inquadrare e approfondire le tematiche legate alla discriminazione e all’integrazione affrontate nel graphic novel. Con equilibrio e suscitando l’empatia di chi legge, il libro prova a scandagliare questi temi e a indicare delle strade percorribili: ascolto, rispetto, accoglienza dell’alterità e delle diversità, perché la differenza è arricchimento. Le tematiche di genere si intersecano allora con quelle legate al multiculturalismo, all’integrazione e alla costruzione della propria identità, snodo cruciale nella vita di qualsiasi adolescente e giovane e ancora di più per chi si trova ad abitare lo spazio tra due mondi e due culture. Come ci ricordano le parole di Amal, “Nessuno di noi è un blocco unitario, né di pensieri né di sentimenti né di idee. Non sono sufficienti due metà a rappresentarmi, non sono solo bianco o solo nero, non basta neanche il grigio. La mia identità è un puzzle di frammenti che non vanno mai a posto da soli ma che sto imparando a costruire”.