Partigiano Rita
Riassunto:
Una vicenda storica che richiama una delle pagine più buie della nostra storia, raccontata con fedeltà e partecipazione da una delle grandi voci della letteratura italiana contemporanea. La storia di una donna coraggiosa, che ha mantenuto fede ai suoi ideali e ha saputo pronunciare il suo «no» anche a costo della vita. La racconta Paola Capriolo, con una scrittura altissima, pulita e appassionata, per parlare ancora una volta ai ragazzi del tema del razzismo, questa volta nella sua incarnazione più atroce. Questo romanzo si basa sulla biografia della protagonista, ricostruita nel libro Non era una donna era un bandito. Rita Rosani, una ragazza in guerra (Livio Isaak Sirovich, Cierre Edizioni, 2014). [Sito casa editrice]
A cura di: Centro MeTRa - Università di Bologna (Italy)

Commento:
L’idea di scrivere un libro per ragazze e ragazzi su Rita Rosani, giovane ebrea triestina, l’unica donna partigiana a cui sia stato concesso l’onore della Medaglia d’oro della Resistenza (postuma) è sicuramente lodevole e interessante, ed è il punto forte del testo.
Il libro, tuttavia, si presenta a tratti deludente: gran parte della narrazione si svolge prima che Rita si unisca ai partigiani, e solo i capitoli finali la seguono nelle sue imprese. Forse l’autrice si concentra eccessivamente sul carattere borghese della vita della ragazza, piuttosto ordinaria anche durante la Seconda Guerra Mondiale: i vestiti, i film, la lettura di “Grazia”, la corrispondenza con Kubi (il fidanzato ebreo confinato in Abruzzo), il lavoro di volontariato da maestra, il disinteresse per la politica. Rita, d’altra parte, cerca di fare il possibile per resistere e trovare qualche traccia di leggerezza in quella precaria situazione.
Dall’emanazione delle leggi razziali del 1938 all’entrata in guerra all’invasione dei tedeschi, la vita degli ebrei si fa infatti sempre più difficile, fin quando alla famiglia Rosani (a cui è stata revocata la cittadinanza italiana) non rimane che la fuga dalla città, organizzata dalla giovane Rita.
Anche nella sua vita da partigiana forse si calcano un po’ troppo i toni del rosa: l’accento viene posto sulla relazione amorosa con il colonnello Umberto Ricca, sulla bambola che Rita costruisce, sulle passeggiate nei pressi del “baito”, rifugio prediletto della banda Aquila, di cui lei fa parte. Forse sarebbe stato di maggiore interesse poter leggere in modo più approfondito del suo addestramento e delle imprese che le valsero il grado di tenente.
La lettura è scorrevole, forse a volte un po’ ammiccante verso un pubblico di giovanissimi. Il punto di forza del libro è la volontà di raccontare e valorizzare la vita di una giovane eroina ebrea realmente esistita, uccisa dai fascisti a soli ventitré anni, senza volerne fare una agiografia. E per questo Partigiano Rita si rivela un libro consigliabile.