Eppure sentire
Riassunto:
È una mattina di gennaio, piove e fa freddo. Silvia, come d’abitudine, prende la corriera per andare a scuola. Pochi minuti dopo, lo schianto: un camion urta la corriera, esattamente nel punto in cui lei è seduta. Le ferite sono leggere, però qualcosa di grave è successo. Silvia è sorda sin da piccolissima e ha imparato a sentire con le protesi, le sue amate e odiate giraffe. Ora vive una vita normale, frequenta il liceo classico, suona il pianoforte, esce con gli amici. Ma quell’incidente ha fatto si che le protesi ormai non bastino più e sia necessario affrontare una nuova drammatica scelta. Soprattutto Silvia deve chiedersi se, così impegnata a combattere la sua sordità, non si sia difesa dal sentire in altri modi, dal sentire altro. [Sito casa editrice]
A cura di: Centro MeTRa - Università di Bologna (Italy)

Commento:
Silvia, 15 anni, soffre di una sordità genetica che la obbliga all’utilizzo di protesi acustiche, le sue amate e odiate “giraffe”. Attraverso la sua voce delicata, ci guida con gentilezza nella scoperta del mondo dei sordi. La giovane racconta della sua infanzia, durante la quale la madre è stata una grande alleata nella battaglia contro la sordità, così come la sorella. Condivide le sofferenze che la malattia le ha imposto, e le frustrazioni, cui hanno contribuito anche gli episodi di bullismo subìti mentre frequentava le medie. Ma Silvia non si arrende, e si impegna e appassiona a tutto ciò che fa: è bravissima a scuola, suona il piano, gioca a pallavolo, ha delle amiche, una in particolare, Aurora, che sa starle accanto trattandola alla pari, senza pietismi. Silvia lavora durante l’estate come volontaria in una biblioteca. È qui che conosce Mattia, grande appassionato di libri, a cui si affeziona per il modo gentile e affettuoso in cui sa starle accanto: perché Mattia riesce a vedere la ragazza straordinaria che Silvia è, e ad andare oltre a quella odiosa “imperfezione” che è stata causa di grandi sofferenze per lei. È sempre Mattia ad aiutarla a convincersi a fare l’impianto cocleare, l’intervento che, seppur impegnativo, migliorerà sostanzialmente la sua sordità e l’udito dell’orecchio sinistro, rimasto gravemente danneggiato dopo un incidente stradale. Riviviamo con emozione le esitazioni e le paure di Silvia, che da un lato teme di aver preso la decisione sbagliata, di non aver “accettato” la sua sordità, ma che dall’altro prova il bisogno di sentire diversamente: “eppure” di sentire. Dopo l’intervento comincia la riabilitazione, le faticose sedute di ascolto e produzione verbale. Poco a poco tutto un mondo di suoni sublimi e prima avvolti dal silenzio comincia a rivelarsi, e Silvia sente anche il rumore del mare, quel rumore bellissimo che Mattia le aveva augurato di poter sentire regalandole prima dell’intervento un tamburo del mare. Ora Silvia sente diversamente, sente che può farcela a “camminare” da sola. Con accanto il ragazzo che ha saputo amarla nonostante la sua diversità e aiutarla a realizzarsi e a superare i suoi limiti, la giovane è pronta per cominciare una nuova vita, portando la propria esperienza esemplare a chi possa averne bisogno, anche attraverso attività di sensibilizzazione al problema della sordità, consapevole che “forse la [sua] esperienza potrebbe essere utile a qualcuno”. Bellissima questa frase, che leggiamo nelle ultime pagine del romanzo: “Silvia-sorda ha da dare qualcosa che può essere indispensabile a qualcuno. Silvia-persona. Sento un fiume, un mare che si muove dentro di me, pronto a sgorgare. Oltre le persone che per tutta la vita si sono affannate intorno a me, ci sono io che […] posso prendermi cura di qualcuno. Dare amore” (p. 158).