Dance!
Riassunto:
Robin, inquieta tredicenne, non sopporta i mielosi innamoramenti delle altre ragazze per attori e cantanti famosi, ha solo amici maschi con cui non servono tante chiacchiere e con cui condivide la passione per l’hip-hop. È tanto brava che suo padre decide di iscriverla a una scuola di danza ed è proprio lì che Robin, la scatenata, conosce Guido, il delicato ballerino di danza classica. Nascerà un’amicizia? [Sito casa editrice]
A cura di: Centro MeTRa - Università di Bologna (Italy)

Commento:
Dance! si rivela un interessante romanzo per preadolescenti e adolescenti, a partire dagli 11 anni.
Punto di forza della narrazione sono i personaggi anticonvenzionali e realistici, a cominciare dalla protagonista, Robin, una dodicenne della periferia di Milano spesso scambiata per un ragazzo per il suo abbigliamento e i suoi modi di fare bruschi. Abbandonata dalla madre, che ha deciso di dedicare la sua vita al volontariato nei paesi del Terzo Mondo, è stata cresciuta dal padre e dai nonni. La sua vita cambia quando decide di assecondare la sua passione per l’hip hop iscrivendosi a un corso di danza. Qui capisce di avere talento, scopre come incanalare le sue frustrazioni e conosce Guido, un tredicenne delicato e colto, giovane promessa di danza classica. I due non potrebbero essere più diversi, eppure fra loro sboccia un’amicizia sincera e intensa.
L’interesse del romanzo per la diversità si mostra anche nella presenza di famiglie alternative (monogenitoriali o con padri in età avanzata) e di personaggi di etnia straniera, come è ovvio in una periferia metropolitana.
Attento a proporre modelli alternativi a quelli convenzionali presenti nelle narrazioni mainstream per giovanissimi, Dance! è un romanzo coinvolgente, scorrevole, di valore. La narrazione non è mai pedante o didascalica, ma al contrario presenta una notevole franchezza, che non censura gli aspetti più difficili della crescita (tredicenni che si vestono con tacchi alti e vestiti attillati o che guardano pornografia).
Ulteriore punto a favore è la complessità delle relazioni e dei sentimenti: Robin prova desiderio, disprezzo e rabbia nei confronti della madre che l’ha abbandonata da piccolissima (sono in contatto tramite mail con visite di persona sempre più sporadiche); Aldo, papà single, fatica a relazionarsi con una figlia così particolare; Shane, la madre americana, preferisce salvare i diseredati del Terzo Mondo piuttosto che occuparsi di Robin.
Tutti questi elementi rendono il romanzo consigliabile non solo per i preadolescenti di 11-12 anni, ma anche (e forse soprattutto) un pubblico un po’ più grande, in grado di apprezzare maggiormente la ricchezza delle tematiche.
Un punto a sfavore: di fronte a questa schiettezza e al desiderio di trattare personaggi anticonvenzionali, dispiace il fatto che le tematiche LGBTQ+ rimangano fra le righe, nell’ombra del sottotesto, senza mai esplicitarsi completamente al lettore o alla lettrice. Dal momento che l’insulto “checca” viene utilizzato (e condannato dalla narrazione), è un peccato che non vengano proposti termini corretti per l’insegnante di danza omosessuale (o bi) o per la protagonista stessa, alle prese con la prima confusa cotta per la ballerina di danza classica Chantal.