L’ultima mela

Riassunto:

La cronaca di un pestaggio ancora impunito ai danni di una ragazza minorenne spinge Alice, studentessa del liceo Parini di Milano, ad investigare alla ricerca dei colpevoli. Sullo sfondo, un amore di oggi ai suoi esordi, e la ricostruzione della complessa storia familiare della protagonista, intrecciata ai movimenti delle donne degli anni sessanta e settanta e allo scandalo della storica inchiesta “Cosa pensano le ragazze” pubblicata nel giornale studentesco La zanzara, nel suo stesso liceo, cinquant’anni prima. Una ricerca che diventa un percorso di crescita individuale, in cui Alice scopre nuovi sentimenti, svela i misteri che avvolgono il suo passato e si attiva nel movimento delle donne contro la violenza. Scoprirà che i pregiudizi sono cattivi consiglieri e che la violenza può arrivare da ogni parte. Una bestia malvagia che va combattuta sempre. Dentro e fuori di noi.

Commento:

“L’ultima mela si presenta come un giallo/noir indirizzato a un pubblico adolescenziale a partire dai 14 anni (indicazione reperibile sul sito dell’autrice, assente negli elementi peritestuali: https://sofiagallo.it/lultima-mela/). La trama ruota attorno ad Alice, quindicenne intrappolata in una rete di relazioni disfunzionali – famigliari, amicali e sentimentali – che decide di indagare sulla vicenda di cronaca di Sabrina, una coetanea vittima di violenza fisica e in prognosi riservata. L’inchiesta che Alice intraprende diviene il motore di una duplice ricerca: la verità sul caso e un percorso di auto-esplorazione che la conduce a confrontarsi con il proprio vissuto e con le varie strutture oppressive. Il romanzo è strutturato in micro-capitoli dall’impostazione teatrale – “Primo atto”, “Secondo atto”, “Tregua” – ciascuno incentrato sui personaggi protagonisti del capitoletto ed esplicitati dal titolo stesso. Questa scelta favorisce la leggibilità e orienta il giovane pubblico nella mappatura dei personaggi, costruendo un ritmo narrativo molto dinamico. Tuttavia, nonostante l’idea narrativa risulti potenzialmente efficace e l’intreccio stimoli l’attenzione, L’ultima mela presenta diverse criticità, sia sul piano della coerenza narrativa sia sul piano della rappresentazione della violenza di genere. La costruzione dei personaggi, in particolare quelli maschili, appare discontinua e poco approfondita: figure che compaiono e scompaiono senza una logica narrativa coerente (come il padre o il fidanzato ‘storico’ di Alice), oppure che compiono mosse stereotipate e poco decostruite. Il passato di alcuni personaggi – come quello della zia Griselda – viene introdotto ma non sviluppato, contribuendo alla creazione di buchi narrativi. Ancora più problematico è come viene affrontata la vicenda di Sabrina. L’elemento noir – l’avvelenamento tramite mele da parte di un infermiere, lo stesso che l’ha malmenata – pur connotato simbolicamente (richiamo alla fiaba, alla colpa femminile, al peccato originario), risulta poco credibile e scarsamente giustificato nel contesto realistico della narrazione, la Milano degli anni Duemila. La rappresentazione dell’indagine – Alice e Armando, l’amico che prova da sempre qualcosa per lei e che accetta di seguire Alice nello svelamento della cronaca, che si muovono con estrema libertà in ospedale – assume dei tratti poco credibili. Se da un lato tutto questo potrebbe far riflettere sulla necessità della collettività per affrontare la violenza patriarcale (il movente dell’aggressione sarebbe stato, infatti, un presunto tradimento della ragazza picchiata, Sabrina, e inizialmente il colpevole era stato individuato in suo padre), visto che Alice per la prima volta si affida alla comunità studentesca – scopre, per così dire, cosa vuol dire essere femminista – e organizza un corteo in onore di Sabrina, il romanzo presenta varie problematicità. Emerge con forza il tentativo dell’autrice di tematizzare la violenza patriarcale come fenomeno sistemico e strutturale, ma tale intento resta in parte disatteso. La violenza viene rappresentata in modo stereotipato come espressione di una rabbia maschile spesso incontrollata, priva però di un’adeguata contestualizzazione. Le relazioni eterosessuali, unico modello relazionale rappresentato, risultano impregnate di dinamiche disfunzionali, di abbandono e di controllo: il fidanzato Federico abbandona Alice sparendo; la madre, segnata da un passato difficile legato ai primi anni vissuti in carcere a causa della militanza di sua madre negli anni Sessanta, incarna una figura genitoriale anaffettiva e incapace di gestire la propria rabbia nei confronti dell’ex marito; la zia Griselda tenta di assumere il ruolo di mediatrice, supplendo alle mancanze comunicative degli altri adulti, ma restando sempre vaga. Nessuna delle figure presentate si assume le proprie responsabilità, o fa lo sforzo di ‘uscire’ fuori dai limiti imposti; d’altronde, la tematica principale del romanzo, la violenza, ci viene presentata sotto plurimi aspetti (uomini che picchiano le donne, mariti assenti, lotte sessantottine che riemergono dalle letture del giornale del liceo del Parini, La Zanzara), ma non è trattata con altrettanta serietà: se il/la lettore/lettrice comprende che ciò che Alice subisce è sbagliato (e ne sono testimonianza anche le sue reazioni: Alice tenta di scappare, passa la notte fuori, sa che la relazione con sua madre è disfunzionale e basata sull’incomunicabilità), non gli/le viene spiegato il perché. La violenza è così stereotipata come un eccesso di rabbia, perlopiù maschile, con il rischio che si possa pensare che debba essere la giovane donna a trovare una soluzione. Significativo è il personaggio di Armando, la cui presenza assume una connotazione ambigua: inizialmente motivato dal desiderio di “stare vicino” alla protagonista, per la quale ha un debole – con insistenza che sfiora la pressione – egli appare guidato da un desiderio maschile di possesso travestito da alleanza. Di questo, Alice se ne rende conto, e i due scherzano sulle attenzioni di lui per lei e finiscono per farci qualche battuta: un tentativo di banalizzare la richiesta insistente di attenzioni da parte di un ragazzo sentitosi rifiutato? Solo in una fase successiva il personaggio sviluppa una propria autonomia nella narrazione, ma il rischio è che i/le giovani lettori/lettrici legittimino, anziché interrogare, l’insistenza e la prevaricazione come strategie relazionali “normali”. La scena finale, in cui Alice riesce a organizzare un corteo per Sabrina, segnerebbe una svolta emancipativa della protagonista. Tuttavia, l’evento è problematizzato dall’uso di slogan ormai superati nella riflessione femminista: uno striscione recita “Dov’è il mostro?” (p. 190), riproponendo la retorica del “mostro” che, come è noto, ghettizza la violenza anziché riconoscerne la sua matrice sistemica. La conclusione del romanzo, che vede Alice riappacificarsi con le figure parentali e affettive della propria vita (trova un equilibrio con suo padre e con la sua nuova famiglia, con sua madre Eleonora, rifiuta di leggere la lettera che l’ex fidanzato Federico le aveva scritto prima di sparire, e che il fratello di quest’ultimo le fa recapitare) e cedere infine all’interesse di Armando, rischia di veicolare un messaggio ambiguo: nonostante la protagonista compia un percorso di crescita e di consapevolezza, l’idea che una figura maschile debba necessariamente accompagnarla e sostenerla nel percorso di verità e giustizia, finisce per indebolire il messaggio iniziale. La scena in cui Alice, l’unica volta che agisce da sola, viene riportata a casa da un adulto, il padre della compagna di stanza di ospedale di Sabrina, può essere letta come un ulteriore segnale di questa dipendenza narrativa dall’autorità maschile. In sostanza, L’ultima mela affronta tematiche cruciali e delicate, ma lo fa con una lente narrativa non sufficientemente problematizzata. Se da un lato si rileva l’intenzione di introdurre lettrici e lettori adolescenti a una riflessione sulla violenza patriarcale – e non solo – e sulla sorellanza come forma di resistenza, dall’altro la rappresentazione rimane ancorata a dinamiche stereotipiche, rischiando di trasmettere modelli fuorvianti per chiunque, giovane o adulto che sia, non abbia già maturato da solo o attraverso altre letture, delle riflessioni più acute sulla violenza di genere. “

A cura di: Centro MeTRa - Università di Bologna (Italy)

Autore/rice: Gallo, sofia

Illustratore/rice: Piras, Giulia

Casa editrice: Settenove

Città: Cagli (PU)

Anno: 2019

Pagine: 200

ISBN: 9788898947461

Age Range: 15 - 18

Lingua: IT

Lingua originale: IT

Parole chiave: Attivismo, Femminismo(i), Percorso di formazione, Violenza


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