Incorporea
Riassunto:
Jude vorrebbe diventare invisibile; non è poi così difficile: basta avere un metodo. Glielo ha mostrato la sua amica Jenny nell’estate peggiore della sua vita, quella in cui la depressione si è portata via suo padre. Jenny è bellissima, indipendente, spavalda, un fascio di muscoli. Insegna all’amica a contare le calorie e ad allungare sempre di qualche minuto la loro corsa giornaliera in spiaggia. Per essere alla sua altezza, Jude cancella dalla dieta i cibi che le piacciono di più, perché non sa gestire la gioia del mangiarli; finisce per privarsi praticamente di tutto, a non “sentire” più niente. A un passo dal precipizio, la mamma e la nonna di Jude la ricoverano in una struttura specializzata in disturbi alimentari. Qui trova aiuto nelle storie di Meri, Michelle, Nausicaa, che come lei cercano di risalire da quel baratro; e poi c’è un misterioso musicista, che dalla casa di fianco le dedica “Hey Jude” con una tromba…
A cura di: Centro MeTRa - Università di Bologna (Italy)

Commento:
Incorporea, di Benedetta Bonfiglioli, è un romanzo young adult che riflette in particolar modo sui disturbi alimentari, ma in senso lato anche sul problema, più generale, dell’accettazione del proprio corpo come riflesso dell’accettazione del mondo. Attraverso la voce narrante autodiegetica di Jude chi legge entra nel suo complesso mondo adolescenziale, traumaticamente segnato dall’abbandono della figura paterna che si suicida, lasciando un trio di figure femminili, la figlia Jude, la moglie e la nonna materna, senza risposte possibili a un gesto tanto disperato quanto aggressivo. La narrazione non adotta uno stile lineare, ma confonde i piani temporali, alternando al presente di Jude, che si intuisce fin dalle prime pagine essere il tempo della “riparazione”, il passato infantile della protagonista, quello adolescenziale dell’anoressia condiviso con l’amica Jenny, e infine quello terapeutico presso Casa Domani, uno spazio di “esilio” ove la madre e la nonna obbligano la narratrice a entrare dopo la morte di Jenny. Presso Casa Domani, sotto la guida tutelare del dottor P. e della tuttofare Nani, Jude riesce lentamente, con continui passi avanti e altrettante profonde regressioni, a riconquistare uno spazio di benessere e soprattutto di contatto con il proprio corpo. Le presenze che a Casa Domani cercano, non sempre riuscendovi, di uscire dalla prigionia dei disturbi alimentari, vere e proprie gabbie che condizionano, con ritmi martellanti, la vita quotidiana di chi ne soffre, sono quasi esclusivamente femminili, con l’eccezione di Nico, un ragazzo che compie gesti autolesionistici sul proprio corpo, cercando così una via d’uscita alla solitudine e al rifiuto percepito da parte della famiglia d’origine. In particolare nei primi tempi Jude, scissa tra il desiderio di entrare empaticamente in contatto con le ragazze con cui condivide il percorso terapeutico, e un’assoluta vocazione all’isolamento, trova conforto in una musica di cui ignora la sorgente, ma che scandisce regolarmente le sue passeggiate nella natura. Solo verso la fine del romanzo la protagonista, e di conseguenza chi legge, capiranno che a dar vita a quella musica è proprio Nico, guidato dall’intento di curare Jude e contemporaneamente se stesso attraverso la bellezza: “I tagli sulle sue braccia mi tormentavano come se fossero sulle mie, li sentivo pulsare sottopelle, di un dolore acuto e persistente, come poteva essere lo stesso dolore che si scioglieva nella sua musica e, lieve, sapeva curare il mio ?” Una bellezza che solleciterà Jude a scegliere anche lei, attraverso la pittura, un mezzo espressivo e un personale linguaggio per curare le ferite e dare asilo alla sua anima assetata e intelligente. Il romanzo si chiude là dove era iniziato, nel giorno di apertura della mostra personale di quadri di Jude, con un finale che non cede a falsi ottimismi ma riconosce che “non esistono malattie incurabili, perché qualunque sia la malattia, la profondità del dolore, la durezza del domani, è sempre possibile avere cura di chi sta soffrendo”. Nonostante non tratti in maniera diretta temi legati al genere, il romanzo riflette molto profondamente sul corpo come specchio di emozioni ancestrali, che affondano spesso le loro radici nell’infanzia, nell’educazione e nei traumi che possono trovare, più che una guarigione, una “riparazione”, come capisce un giorno Jude: “mia madre mi toccava la testa e il viso e le mani, e io non provavo fastidio, né dolore, ma sollievo, mi sembrò che avere un corpo avesse finalmente senso in quel tocco. Che l’amore ce l’ha, un corpo, l’ho capito quel giorno nelle braccia di mia madre”.