Addio, a domani
Riassunto:
Sabrina Efionayi ha due madri. Una è Gladys, la sua madre biologica, che è nata in Nigeria ed è venuta in Italia a diciannove anni per lavorare e sostenere la famiglia rimasta a Lagos; non sapeva che il suo mestiere sarebbe stato vendere il proprio corpo. L’altra è Antonietta, è napoletana, e non immaginava che un giorno Gladys avrebbe attraversato la strada tra le loro case e le avrebbe messo in braccio Sabrina, chiedendole di occuparsi di lei, di diventare sua madre. Non lo immaginava, ma quando è successo ha accettato. Da quel momento Sabrina si è ritrovata in una situazione speciale, perché i rapporti con la sua madre biologica, con le sue origini, non si sono interrotti, e così lei è cresciuta tra Castel Volturno e Scampia, tra Prato e Lagos, cambiando famiglia, lingua, sguardo e cultura, in costante ricerca di un centro di gravità. Un’identità complessa, la sua, che già il nome racconta: Sabrina, come la figlia dell’aguzzina di Gladys, scelto per compiacerla; Efionayi, come un uomo che non è il padre, ma che le ha dato un cognome.
A cura di: Centro MeTRa - Università di Bologna (Italy)

Commento:
Addio, a domani è un romanzo che nasce da una voce sorprendentemente giovane – Sabrina Efionayi è del 1999 – ma già dotata di una lucidità narrativa rara. Nata a Castel Volturno da madre nigeriana e affidata a pochi giorni di vita a una famiglia napoletana, Efionayi è cresciuta tra due mondi linguisticamente, culturalmente e simbolicamente distanti. La sua infanzia in un ambiente prevalentemente bianco, il passaggio per Scampia e le prime esperienze di discriminazione scolastica hanno inciso profondamente sul suo modo di guardare sé stessa e il Paese in cui è nata ma che non l’ha riconosciuta come italiana fino alla maggiore età. Scrittrice precoce, pubblicata da Rizzoli a sedici anni dopo aver iniziato a scrivere e pubblicare i suoi romanzi online durante gli anni del liceo sotto lo pseudonimo Sabrynex, Efionayi ha poi scelto di abbandonare una fiction “di fuga” – con ragazze bianche come protagoniste, ambientazioni inglesi o statunitensi, drammi adolescenziali di fantasia – per affrontare la storia più difficile e necessaria: la propria. Addio, a domani è un romanzo autobiografico che scava nelle fratture dell’afroitalianità attraverso la storia di una ragazza cresciuta tra due madri, due culture e due assenze. Efionayi costruisce una narrazione che alterna seconda e terza persona per proteggersi dal dolore e, insieme, per guardarsi con lucidità: così la vicenda individuale diventa lente collettiva sulle seconde generazioni, sul razzismo quotidiano, sui silenzi che segnano chi è “troppo italiana” per Lagos e “troppo nigeriana” per l’Italia. Il cuore del libro è la maternità in tutte le sue forme: quella ferita di Gladys, segnata dalla tratta e dalla sopravvivenza; quella generosa e quotidiana di Antonietta, che accoglie senza condizioni. Il libro affronta anche il tema del privilegio bianco, invitando a riflettere sulle differenze di opportunità e visibilità nella vita quotidiana. La scrittura è limpida, diretta, volutamente essenziale. Un romanzo necessario per chi interroga identità, appartenenza e responsabilità, e per comprendere quanto il riconoscimento e la visibilità possano cambiare la vita di chi cresce tra culture e sguardi diversi.