Tariq
Riassunto:
Tariq vive nei palazzoni, dove non arrivano l’acqua e la luce. Tariq va male a scuola, ormai è stato etichettato: è l’elemento di disturbo, quello per cui non c’è speranza. Anche Jasmine vive nei palazzoni, ma lei è diversa da tutte le altre: Jasmine studia, ci crede, sotto il velo c’è un cervello brillante, nel suo sguardo la pazienza e la determinazione. Le possibilità non sono le stesse per tutti, ma la vita a volte sorprende con scarti improvvisi, e anche nel più duro dei contesti la bellezza sa come farsi trovare. [Sito casa editrice]
A cura di: Centro MeTRa - Università di Bologna (Italy)

Commento:
Tariq vive nei palazzoni di periferia, dove non arriva l’elettricità e l’unico modo di caricare il cellulare è a scuola o al bar, una periferia in cui manca tutto, in cui le famiglie sopravvivono tra difficoltà di ogni tipo. Tariq ha una sorella che lavora sempre ed è tra le poche persone a credere in lui, un fratello grande, ubriacone e violento, un padre assente che fa i doppi turni al mangimificio, una madre che si occupa totalmente del fratello piccolo nato prematuro. Tariq è tra i pochi del quartiere ad andare alle superiori, al liceo linguistico, a cui si è voluto iscrivere a ogni costo, contro tutto e tutti. Poi le cose hanno iniziato a rotolare, tutto è franato e Tariq rischia di non trovare più, di non vedere più quella strada fuori dai sentieri battuti, lontano da un destino già scritto dal luogo in cui vivi, libero dalle etichette che ti affibbiano e ti intrappolano. Va male a scuola, diventa Tariq il pazzo, quello che disturba, che incute timore alle e agli insegnanti e impedisce di fare lezione, quello per cui non c’è speranza. Così quando dalla scuola arriva una lettera che preannuncia una sospensione, Tariq ci guida nel suo mondo, tra spaesamento e paura di fronte allo sbriciolarsi delle sue deboli speranze. Nel racconto in prima persona di uno spaccato di vita lungo una settimana, quella che lo separa dal consiglio di classe che ne deciderà la sorte, seguiamo Tariq per il quartiere, entriamo nei suoi pensieri, nelle sue paure, nelle sue ansie e nelle sue speranze, durante quei giorni sospesi, di corse forsennate fino a farsi bruciare i muscoli e schiarirsi la testa, di ore buttate nel suo gelido rifugio tra delle vecchie latte. Lo accompagniamo all’interno di quei casermoni senza luce e senza riscaldamento, in cui gli ascensori non funzionano, tra i copertoni bruciati per scaldarsi, tra la piccola criminalità e il campo giochi fatto con le macchine scassate e le vecchie lavatrici. Eppure, anche in un luogo che è come una prigione, un buco nero che risucchia e inghiotte chi lo abita, c’è qualcuno che prova a sottrarsi a un destino già scritto; ci sono squarci di luce nella vita di Tariq, sguardi e parole di cura, poche ma significative, che vengono dalla sorella e della coetanea Jasmine, che con lui condivide inciampi e desiderio di riscatto. Jasmine, che vive anche lei nei palazzoni, va al liceo scientifico ed è brava, molto brava, in biologia. Jasmine, affamata di futuro con la sua curiosità, determinazione e cervello brillante, che, come Tariq, ha creduto di essere diversa dagli altri abitanti di quel buco nero, ma poi è rimasta incinta e la sua vita si è trasformata in reclusione.
In meno di cento pagine, con una lingua asciutta e precisa e in caratteri ad alta leggibilità, Tariq racconta che uno spiraglio è sempre possibile, che si può provare a liberarsi da etichette e stereotipi, che si può essere “diversi/e”.